Archive for the ‘Classe virtuale’ Category

la mia nuova scuola

é passato tanto tenpo da quando eravamo piccoli in prima elemtare. ora è quasi finito il primo quadrimestre delle medie. quest’ anno mi trovo bene con i compagni di classe ma anche con i proffeessori perchè sono tutti molto simpatici. in classe ho degli individui assai strani ma pur sempre allegri.
le mie materie preferite sono: storia, matematica,tecnologia ed educazione fisica.
A voi come vanno le medie?

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Lezione di Informatica, Storia della @ chiocciola

La @, anche detta a commerciale, e popolarmente nota in lingua italiana come chiocciolachiocciolina, conosciuta in inglese col nome at, è un carattere tipografico  usato  soprattutto per la posta elettronica . Graficamente rappresenta una a stilizzata con attorno un ricciolo: da ciò derivano la somiglianza con il mollusco, di cui riproduce il guscio, e i nomignoli che essa possiede.

Qual  è la sua origine?

Non vi è concordanza sull’origine e tanto meno sul nome proprio del segno “@”. Quella “a” con la coda allungata, fino a formare quasi un cerchio attorno alla stessa vocale, dispone di un bel serraglio di nomi in mezzo mondo. Dalla nostra chiocciola/chiocciolina, alla lumaca (coreano) alla scimmia (tedesco), al cagnolino (russo), alla coda di scimmia (svizzero tedesco), al bruco o verme (ungherese), alla coda di maiale (norvegese e danese), al topolino (cinese), all’aringa (ceco) e altro ancora. C’è chi la assimila al tipico dolce arrotolato (ebraico), ad una rosa (turco). I finlandesi la chiamano “segno del miao”.

Quello che si sa per certo è che ad introdurre quel segno distintivo è stato Ray Tomlinson, un giovane ingegnere informatico americano che nel 1971 riuscì per primo a spedire un messaggio elettronico da un computer all’altro. Sul motivo per cui quel segno si trovava sulla tastiera di Tomlinson gli studiosi  sono divisi. Scrive Bruno Giussani: “Alcuni pensano che il segno @ abbia origine nel primo Medioevo, quando i monaci copisti che riproducevano manoscritti lo avrebbero creato contraendo (a vantaggio della rapidità) la parola latina “ad”. […] La maggioranza dei linguisti ritiene che il segno “@” sia di concezione più recente, apparso nel XVIII secolo in ambito commerciale come simbolo indicante il prezzo per unità di un prodotto. […] Più recentemente tuttavia un altro specialista, Giorgio Stabile dell’Università la Sapienza di Roma, ha prodotto alcuni documenti veneziani del Cinquecento dove il segno “@” appare come un’icona rappresentante un’altra unità di peso…”

Non era facile immaginare che la @ avesse mezzo millennio di vita!

la chiocciola in un manoscritto veneziano del '500

La @ avrebbe dunque un’origine italiana, commerciale, legata agli scambi, alla navigazione (non virtuale) e agli scambi. Portata dai registri mercantili delle navi da carico sulle coste arabe, spagnole, e di lì al mondo l’ anfora- chiocciola è entrata nell’ alfabeto commerciale inglese dove stava per at. E’ un’ indicazione di prezzo: at a price of.

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Inquadratura: orizzontale, verticale (o obliqua)?

Dopo l’indigestione di ritratti fatta in classe, e dopo aver visto alcune possibili sperimentazioni per ottenere ritratti migliori, iniziamo ad affrontare l’argomento della composizione di una fotografia: come disporre all’interno dell’immagine i vari soggetti, in modo che forniscano un risultato gradevole e che possano trasmettere il messaggio che il fotografo aveva in mente quando ha scattato la foto.

L’argomento non è per niente facile: in un rettangolo di carta colorata incollato in un album, o sullo schermo di un computer, dobbiamo cercare di raccontare qualcosa, rappresentare una nostra emozione, comunicare un ricordo (vi ricordate l’esempio della zia in gita al colosseo?), o più semplicemente mostrare un’immagine piacevole.

La foto rappresenta solo una piccola parte di una scena che abbiamo vissuto e che vogliamo raccontare: non ci sono suoni, non ci sono odori, non si sente nè caldo nè freddo, l’immagine non si muove e non è in 3D.

Eppure a volte le foto (miracolo!!) ci fanno sentire freddo o caldo, ci rallegrano o ci rattristano; le foto della pubblicità, ad esempio, ci convincono a comprare tonnellate di biscotti illudendoci che la sveglia la mattina sarà un po’ meno dolorosa….

Ma come si fa a fare il miracolo? Proveremo a capirlo insieme.

Nella composizione fotografica vi sono moltissime regole, e noi ne vedremo solo alcune; ma la regola principale è solo una: nessuna regola è legge!! Tutte possono essere modificate o ignorate o infrante per ottenere un risultato migliore.

Quindi tutto ciò che vi dirò potrà essere contraddetto, ed in alcuni casi, in successivi articoli, vi mostrerò degli esempi che vi aiuteranno a capire.

Affrontiamo per prima la questione di come inquadrare una scena.

La fotografia in genere è una immagine rettangolare; la televisione ed il computer ci hanno abituato all’inquadratura orizzontale, ossia quella in cui il lato più lungo del rettangolo è orizzontale.

Esistono però moltissimi casi in cui l’inquadratura verticale ha un migliore effetto: ritratti, persone in piedi, alberi, campanili, ecc…

 

Nelle foto qui sopra avete due esempi di inquadrature orizzontale e verticale per lo stesso soggetto: la seconda mi sembra molto più adatta alla forma dell’albero.

Infine vi invito a provare ad inquadrare il soggetto in obliquo: noterete che l’immagine è molto più dinamica e vivace.

Per inquadrare il soggetto in obliquo dovete inclinare la fotocamera da un lato, in maniera evidente; se la inclinate poco il risultato sembrerà solo un errore del fotografo che non sa tenere in mano la macchina.

Ecco qui accanto degli allegri trombettieri: il taglio obliquo dà risalto al loro impegno e la loro passione per la musica.

Dalle chiacchiere alla pratica: prendete la vostra fotocamera e sperimentate quanto vi ho raccontato: fotografate vari soggetti inquadrando prima in orizzontale e poi in verticale o in obliquo. Non aspettate la prossima gita scolastica: ogni occasione è buona!

Se volete condividere i vostri risultati potete inserire le foto su flickr, o mandarle alla mia mail (non più di due o tre per volta, per motivi tecnici).

Infine, se avete dubbi o curiosità, potete raccontarli nei vostri commenti a questo articolo ed io vi darò risposta.

Un saluto a tutti da fuoriclassefoto.

Tutti all’opera!

Buon giorno a tutti.

Avete visto degli esempi di ritratti fatti da fotografi professionisti, ora tocca a voi mettervi all’opera e provare a riprodurre le immagini che avete visto.

Ricordate alcune regole:

Scegliete un luogo ben illuminato, preferibilmente all’aperto (avete fatto caso che alcune delle foto fatte venerdì erano mosse? La causa era la poca luce del corridoio). Evitate la luce diretta, soprattutto a mezzogiorno, meglio mettersi all’ombra di un albero.

Usate l’inquadratura verticale. Se usate l’inquadratura orizzontale ricordate ciò che abbiamo visto: soggetto in una metà della foto e nell’altra metà uno sfondo di “ambientazione”

Mettetevi a circa 2 metri (4 passi) dal soggetto

Con lo zoom fate in modo che nell’inquadratura si veda il soggetto a mezzo busto. Quando sarete soddisfatti del risultato provate ad avvicinarvi, sempre con lo zoom fino ad inquadrare solo il viso.

Per inquadrature molto ravicinate (solo occhi e naso) mettete la fotocamera in posizione macro; tutti a cercare nel manuale della fotocamera dove sta questa macro! Alcune fotocamere potrebbero non averla. Non usate il flash da vicino!

Dopo aver preso un po’ la mano con inquadrature semplici, provate ad inserire dei particolari (ricordate la piuma d’oca di Caparezza?) che descrivano il soggetto; in questo caso potete mettere in primo piano il particolare ed in secondo piano il soggetto.

Se volete condividere il risultato delle vostre fatiche con i vostri compagni di classe o volete qualche mia indicazione sulle foto fatte, potete metterle su flickr come vi hanno mostratro le maestre o inviarle a questa mail che ho attivato: fuoriclassefoto@tiscali.it.

Potete inviare per mail anche foto che non sono ritratti, ma per le quali volete qualche indicazione per migliorare il risultato.

Se le foto ritraggono delle persone, ed in ogni caso per inviarle alla mail, chiedete prima  il permesso ai vostri genitori. Vi risponderò esclusivamente sul blog, non per mail.

Le foto inviate alla mail, dopo il commento verranno cancellate.

Buon lavoro a tutti.

Primi passi nel ritratto

Buona sera ragazzi della V B e V D!

Sono” fuoriclassefoto” (per gli amici il papà di Giorgio), ci siamo conosciuti venerdì pomeriggio in classe dove abbiamo fatto una bella scorpacciata di ritratti fotografici.

Vi devo fare i miei complimenti: siete stati bravissimi ad interpretare i messaggi che i vari fotografi ci volevano trasmettere con le loro immagini.

lezione di Scienze, il ciclo cardiaco

lezione di Arte e Immagine, La Linea

Quanti tipi di linea conosciamo? Retta, curvilinea, spezzata e mista. Sappiamo già(spero :-)) che,geometricamente, la linea  è una serie infinita di punti adimensionali ravvicinati; essa possiede dunque una sola dimensione, la lunghezza, e manca di larghezza e di profondità.

Come si può usare la linea? Meglio di qualsiasi spiegazione “formale” sarà la linea stessa a spiegarsi con la matita di un famoso disegnatore scomparso da qualche anno

I più giovani non conosceranno La Linea. E aggiungo: purtroppo. L’omino strampalato che interagisce con il suo disegnatore nasce nel 1969 dalla mente di OsvaldoCavandoli e verrà poi ripreso dalla Lagostina per pubblicizzare nel Carosello il suo marchio.Nel 1972 La Linea diventò una serie di strisce a fumetti di grande successo. I cortometraggi realizzati sono vere opere d’arte e sono degne di un posto sul Cineblog. Il cartone animato è costituito da un uomo che percorre una linea virtualmente infinita e di cui è anch’esso parte integrante. Il personaggio incontra nel suo cammino numerosi ostacoli e spesso si rivolge al disegnatore – in un grammelot lombardo-brianzolo – affinché esso disegni la soluzione ai suoi problemi.La Linea parlava con la “voce” di Giancarlo Bonomi che bofonchiava con dei suoni onomatopeici simpaticissimi che l’hanno resa indimenticabile.

Il personaggio divenne così protagonista di una serie di celebri spot pubblicitari, diffusi anche all’estero. A partire dal 1972 infatti La Linea sarà protagonista di una serie animata un po’ per tutta l’Europa, specialmente in Francia dove farà la sua apparizione nel 1977 dove andrà in onda in Casimiro un programma per i ragazzi.

Negli anni settanta, la maggior parte dei televisori era in bianco e nero e non permetteva di vedere che il colore di fondo su cui agiva la Linea che cambiava in funzione dell’umore del personaggio.